5^ Domenica durante l'anno
La Parola proposta dalla liturgia di questa settimana comunica il rincorrersi di vita e dolore: apparentemente sono concetti antitetici: la vita è l'espressione di tutte le qualità e potenzialità di una persona, dà sicurezza, il dolore è il segno di una sofferenza che ne denuncia il male , la crisi e procura tristezza e affanno.
Il brano del libro di Giobbe ( 7,1-4. 6-7) è intriso di dolore e depressione:" I miei giorni scorrono più veloci di una spola, svaniscono senza un filo di speranza." C'è sempre stato per i più, il desiderio di anestetizzare il dolore: non sempre è stato possibile. Basta osservare come molti genitori educano i figli: ogni piccola sofferenza deve essere eliminata; il genitore dice." Io ho sofferto, ma mio figlio non deve soffrire". La vita è presentata molto facile, piana, una dolce illusione: gustare al massimo il piacere, ricercarlo con tutte le forze, con ogni mezzo.
Ma perché c'è il dolore? L'uomo non sa darsi una risposta. Ci sono gli interrogativi più profondi dell'uomo: quale è il significato del dolore, del male, della morte che malgrado ogni progresso continuano a sussistere?
Il brano del vangelo di S. Marco (MC. 1, 29-39) da un approccio diverso al problema: irrompe la figura di Gesù che guarisce la suocera di Pietro, poi tanti altri malati e indemoniati. Gesù cerca le persone e non le cose. Che cosa fece entrare Gesù nella casa di Pietro? Linfermità di una malata, una occasione di salvezza, un'opera di potenza divina; non osservò l'aspetto della casa, né la gente che accorreva, né l'accoglienza della famiglia, né tanto meno il decoro dell'arredamento: notò il lamento della malata, osservò l'ardore della febbre, e subito stese la mano per l'opera della sua divinità: la donna era restituita all salute, alla vita. ( S. Pier Crisologo, Omelia 18)
E lei si mise a servirli: un gesto che vuol esprimere un semplice grazie, ma che può anche dare un senso alla vta.
La Chiesa crede che Cristo dà sempre all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla sua suprema vocazione ( Gaudium et spes 10) , né è dato in terra agli uomini un altro nome in cui è stabilito che gli uomini possano essere salvati. (( At, 4, 12): L'amore, proprio sull'esempio di Gesù è la capacità di soffrire per la persona amata: cosa un marito, una moglie sono capaci di soffrire per il proprio coniuge, per i figli? E' il termometro dell'amore. Se amo non ho il dovere di soffrire, ho il diritto: nessuno me lo può togliere. Eppure il diritto a soffrire non sembra sia compreso fra i diritti dell'uomo: siamo in una dimensione totalmente diversa: è la buona notizia per chi soffre ed ama. Educare alla soffernza è educare a crescere, educare all'amore, educare a vivere.
Celebrare la giornata della vita ha senso solo per chi sa accettare la sofferenza: solo allora si co mincia ad apprezzare la vita : si guarda la realtà con occhi diversi, si torna alla essenzialità, ai valori veri; non è importante il piacere, sentimento passeggero, ma il bene che resta e realizza la persona.
La vera gioia è quella che nessuno ti può strappare, quella che viene dalla sofferena, dall'impegno, dall'amore: è farsi tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno. (1 Cor. 9, 22)
L'amore di Cristo diretto alla persona ha salvato il mondo; l'accoglienza di questo amore, di questo interesse per la la persona suscita la risposta a Gesù : gi apostoli lo testimoniano: "Tutti ti cercano". ( MC 1, 37)
Va, e anche tu fà lo stesso: ama.
Gb, 7, 1-4.6-7 ; 1Cor. 9, 16-19. 22-23 ; Mc. 1, 29-39
don Nello Tranzocchi
Agenda settimanale dell’Arcivescovo dal 03 Gennaio al 11 Febbraio
Venerdì 03 febbraio
Ore 18.00 Messa per San Biagio nella Chiesa della Sacra Famiglia a Castelraimondo
Domenica 05 febbraio
Ore 16.00 Messa al carcere di Camerino
Mercoledì 08 febbraio
Ore 10.00 Conferenza Episcopale Marchigiana a Loreto
Giovedì 09 – Sabato 11 febbraio
Roma incontro progetto culturale CEI “Cristo nostro contemporaneo”